PRESEPE:

A Como il presepe vivente è stato rappresentato per la prima volta nel 1993 come espressione di una vita, quella di alcuni amici che, frequentando la scuola di comunità di CL – Giovani Lavoratori di Como, si sono ritrovati a fare esperienza di un Cristianesimo che non poteva non tradursi in fede vissuta, cultura e missione.

Dopo la scuola di comunità si era soliti andare a bere una birra insieme al bar e, in una di quelle occasioni, nacque la proposta di incontrare la gente nel tempo natalizio così come già accadeva in estate con l’Happening dei giovani presso il tempio voltiano. Da subito maturò la convinzione che tale evento potesse accompagnare le Tende di Natale dell’AVSI come gesto di carità proposto dal movimento sotto le feste natalizie.

L’entusiasmo per l’idea, per l’amicizia che ci era donata anche attraverso gesti concreti e per l’opportunità di condividere con tutti che “Nulla è così commovente come il fatto che Dio si sia fatto uomo, per accompagnare ognuno alla ricerca del proprio volto umano” (testo stampato su uno striscione di m. 3×2 a partire dal 2005 e posizionato sulla balconata del Broletto) portò i ragazzi di quel tempo, supportati da qualche adulto, a invadere la piazza del Duomo di Como con ben 2 TIR di balle di fieno e delle strutture in ferro prestate dai frati di s. Giuseppe con cui costruire capanna e villaggio di Betlemme. L’appena “battezzato” coro S. Benedetto accompagnava con i canti delle tradizioni di vari paesi le scene spiegate da una voce fuori campo che leggeva brani di Vangelo e di Péguy. Alcune ragazze che partecipavano alla scuola di comunità avevano confezionato gli abiti dei figuranti.

Fin dalla prima edizione osservammo la simpatia inattesa e l’affetto commovente, dell’allora vescovo di Como Mons. Maggiolini che partecipava e, ancor prima, incoraggiava e promuoveva il presepe come segno pubblico del Natale, oltre che nella sua storicità, soprattutto come vita di coloro che hanno incontrato Cristo nella loro vita.

Il presepe vivente è stato replicato quasi ininterrottamente dal 1993 ad oggi. Solo in un paio di occasioni non è stato possibile realizzarlo a causa delle condizioni climatiche avverse.

Fin dal primo anno numerosi sono i soggetti che partecipano alla realizzazione dell’evento:

  • le comparse recitanti ed i figuranti, compresi numerosi bambini;
  • i coristi del coro San Benedetto;
  • le mamme che predispongono, puliscono e ripongono gli abiti delle comparse;
  • i ragazzi che svolgono il servizio d’ordine;
  • chi si occupa della logistica e degli aspetti prettamente tecnici;
  • chi si occupa delle autorizzazioni amministrative;
  • chi ricerca i sostenitori per le iniziative di AVSI;
  • chi si occupa della scenografia, della direzione artistica, della composizione dei testi, della redazione del volantino;
  • chi si occupa di trasmettere l’avviso dell’evento ai mass media locali;
  • chi segue l’evento con riprese fotografiche.

Tale mole di lavoro ha richiesto, nel tempo, la necessità di strutturare l’organizzazione tramite un’Associazione giuridicamente riconosciuta, così da tutelare le persone più direttamente coinvolte nella realizzazione del Presepe. Pertanto nell’anno 2007 si è costituita, tramite atto notarile, l’associazione De Sidera, iscritta al Registro provinciale delle Associazioni di volontariato ed avente la natura di Onlus.

Le ragioni del gesto

Fin dall’inizio si avverte l’esigenza di chiarire la natura del gesto: non si tratta di una fiaba, ma di un avvenimento: “Il gesto che stiamo per compiere, attraverso la rappresentazione di come avvenne la nascita di Gesù, vuole essere per noi un momento di preghiera che ci aiuti a stare di fronte all’avvenimento di Cristo con lo stupore e la disponibilità dei primi che lo hanno incontrato[1].

Ancor più negli anni seguenti, con i figli piccoli a cui parlare del Natale, il gesto è stato occasione di approfondimento del motivo per cui vale la pena festeggiare il 25 dicembre, non devoto ricordo, ma reale incontro con una Presenza. L’amicizia tra le persone che in modo più responsabile hanno collaborato, da allora, per realizzare il Presepe è nel tempo cresciuta e con ciò si è incrementata la comunione e la condivisione della vita quotidiana. Prepararci al “Presepio”, un lavoro che attraversa tutto l’anno solare e durante il quale ci richiamiamo alle motivazioni più profonde del gesto, ci ha fatti crescere nella personalità e nella maturazione dell’autocoscienza, come ci ha detto don Julian Carron: “non basta fare, non basta vedere: occorre che questo diventi “esperienza”. Non fosse così non continueremmo a compiere l’innegabile fatica che comporta la realizzazione di un evento del genere.

Negli ultimi due anni (2013/14) abbiamo dovuto, per adempiere alle mutate indicazioni dell’amministrazione comunale, destrutturare l’allestimento in piazza Duomo a favore di un Presepe flash mob (2013) e di un Presepe itinerante nelle vie cittadine (2014), ma quello che poteva sembrarci inizialmente una oggettiva difficoltà si è tramutata in un’incredibile occasione di “uscita verso la periferia”, vissuta con intensa commozione per la possibilità di far emergere con più evidenza il nucleo centrale della Rappresentazione: Dio che si fa bambino. Ancora una volta l’andar dietro la realtà ci ha dato una ricchezza inimmaginabile.

E che il gesto sia missionario con un forte impatto pubblico ce lo ha ricordato mons. Coletti, sia nel 2013, aprendo le porte del Duomo che si è riempito per un momento di preghiera comune al termine della seconda rappresentazione, sia nel 2014, con calde e paterne parole.

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